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Enpa Torino
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arizona

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Arizona

Arizona: nata nel 2009, entrata in canile nell'agosto del 2014, pastore belga, tg medio contenuta. Arizona ha passato tutta la vita in un luogo orrendo, insieme ad altri cani, allevata per essere venduta o per fare cuccioli, mai curata o nutrita bene, mai una carezza. Ora si sta riprendendo, sia fisicamente che moralmente, sta imparando a fidarsi delle persone. Ideale con un altro cane.

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Captain

Captain: nato ad maggio 2012, entrato in canile a marzo 2014, meticcio, tg medio piccola. Captain è arrivato dal Kossovo con la sua compagna di disavventure, Peja. Dopo tre mesi di isolamento di legge, finalmente sono adottabili! Captain è un cane molto dolce e buono, con una voglia infinita di un po' di amore finalmente!

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Sito aggiornato il 25/02/2015

ANCORA ATTI VANDALICI IN CANILE

Nella notte fra il 23 e il 24 febbraio, ancora una volta, il canile Enpa di Torino di via Germagnano 8 ha subito pesanti atti vandalici ad opera di alcuni delinquenti provenienti dal vicino campo nomadi. A cadenza quasi mensile, la nostra struttura ormai è bersaglio fisso di questi impuniti, che fanno più danni che altro, dal momento che non c'è nulla da rubare. Questa volta sono state sfondate a calci tutte le porte del seminterrato (recentemente ristrutturato), sono stati forzati cancelli e armadi, sfondata e svuotata anche la macchinetta degli snack. Anche la cucina retrostante è stata devastata, l'attrezzatura buttata ovunque, il frigo danneggiato e la carne ivi contenuta è stata lanciata a caso ai cani, generando inevitabili zuffe. Due animali anziani e i gatti in degenza, detenuti nei locali attaccati, sono stati trovati terrorizzati.

I volontari e i dipendenti sono spesso oggetto di lanci di pietre, insulti, sputi e molte volte le auto sono state danneggiate pesantemente. La nostra struttura è presente da decenni; quando c'era un campo da rugby abbandonato era una zona tranquilla, un po' trascurata ma in generale vivibile. Dal 2004 in poi, dopo la “splendida idea” della costruzione con soldi pubblici del campo fisso (deturpato e in più punti incendiato dai suoi incivili ed ingrati “ospiti”), la situazione è andata inesorabilmente peggiorando. L'aria è spesso irrespirabile, i cumuli di immondizia sono perennemente incendiati ed esalano odori insopportabili. Spesso, i bambini giocano ad incendiare le sterpaglie del terreno che, siamo al paradosso, abbiamo dovuto affittare solo per creare un po’ di spazio di divisione. I Vigili del Fuoco fanno più interventi alla settimana e spesso vengono accolti anch’essi dalle pietre. La strada che conduce al nostro rifugio, per le continue spinte date all’inadeguata divisione predisposta dal Comune, è ormai ristretta ad un vicolo in cui non riuscirebbero a passare mezzi di soccorso, qualora necessari.

Siamo ormai in ostaggio del campo nomadi e chi ha creato questa situazione si è sempre disinteressato e continua ad ignorare le ripetute richieste di aiuto. La situazione è ormai intollerabile oltre ogni limite: non si tratta di scontro di culture, perché dall’altra parte del nostro muro c’è solo arroganza dell’impunità, ignoranza che vuole rimanere tale, nessuna volontà di integrazione e dialogo, la vera bestialità che non è certo quella dei nostri poveri animali. Chiediamo alle Autorità preposte se sono in grado di garantire la sicurezza dei cittadini, di volontari e soci che, con le loro salate tasse, pagano anche evidentemente inutili mediatori culturali, inermi nuclei di controllo nomadi, inutile presidio sanitario esterno, plurisettimanali interventi di pulizia per questa ingrata feccia dell’umanità. Ci dicano semplicemente se intendono fare qualcosa: se nulla, si assumeranno tutta la responsabilità per futuri danni a persone o animali.

La missione di ENPA è sancita dalla legislazione italiana e sostenuta dall’etica civile. Il diritto della tutela della proprietà pure. Gandhi disse che il grado di civiltà di un popolo si vede da come tratta gli animali: lasciarli in balia di certe “bestie” ci sembra una sconfitta del diritto e di una multiculturalità che si traduce solo nella passività del subìre.

Ecco cosa abbiamo trovato…